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venerdì 3 ottobre 2008

Varie ed eventuali


Uno degli effetti collaterali dell'odiare il proprio lavoro sta nel fatto che qualsiasi cosa mi sia comprato nell'ultimo anno è stato misurato in "ore-di-lavoro-buttate-nel-cesso". Non si tratta di essere tirchi o che altro, i soldi per permettermi qualche sfizio li ho, è solo che se devo spenderli per una cosa di cui posso fare a meno alla fine non li spendo. E' come lavorare gratis, sprecare il proprio tempo. D'altro canto se non li spendo o comunque se non vedo un progetto in cui far confluire i miei sforzi mi sembra lo stesso di lavorare gratis, di non vedere mai il frutto del mio martirio scrotale, anche perché i soldi non li ho mai in mano, finiscono direttamente in banca (quindi non esistono).
Devo fare qualcosa.

mercoledì 10 settembre 2008

Non ce la faccio, devo farlo


Linko la traduzione dell'articolo comparso su "The Economist" nel 2001 per il quale Silvio ha perso la causa che aveva intentato per diffamazione al giornale (notizia che ho scovato in un angolino in ottava pagina su "Repubblica" e questo spiega già molte cose...)

http://italiadallestero.info/archives/663

Nel caso qualcuno sopravvivesse alla lettura, consiglio di fare un salto per sfogarsi su:

www.egliporco.it/

martedì 17 giugno 2008

La soddisfacente giornata del Signor S. - Cap.1

Quando riprese conoscenza ci mise qualche istante a capire dove si trovava e cosa aveva fatto nelle ultime due ore. L'odore di sangue rappreso e sudore lo stordì deliziandolo dei ricordi che man mano riaffioravano nella sua mente. Indietreggiando urtò alcuni degli arnesi che lo avevano aiutato a sublimare i suoi desideri; crudelmente purpurei essi lasciavano intuire di essere stati usati per scopi diversi da quelli per cui erano stato creati. Si sorprese a danzare mimando gesti teatrali, selvaggi, ripercorrendo la strada fino alla sua opera d'arte. Eccola. Quella che una volta poteva essere una allegra ragazzina di 13 anni era adesso un grottesco affresco della crudeltà umana: ogni zona del suo corpo era diventata oggetto di sperimentazione il cui scopo era di far raggiungere il massimo grado di disperazione, rancore e terrore alla vittima, giusto un passo prima che il dolore potesse accecarla. Decise di sezionare ogni singolo “quadrante” per poi appenderlo su di un apposito pannello, con tanto di descrizione dell'operazione eseguita e di annotazioni esplicative sulle reazioni provocate. In effetti non era da lui essere così meticoloso e metodico nello svolgere un compito, ma quella nuova esperienza aveva risvegliato in lui qualcosa di chirurgico. Non aveva affatto tralasciato l'aspetto psicologico, anzi, lo aveva considerato come il più succulento degli antipasti, delizioso preambolo alle portate principali che sarebbero presto arrivate. Un'impeccabile sistema di corde a sospensione gli avevano permesso di profanarla nei modi più creativi, giocando con lei nell'oscurità, scomparendo e ricomparendo in altri luoghi e suscitando tremori con il semplice schiocco delle labbra. Col passare del tempo la violenza dell'amplesso era cresciuta mischiando sangue, sudore e liquidi corporei. L'ebrezza suscitata da queste emozioni gli permise estrarle ogni singolo dente con disinvoltura, per poterla possedere completamente e senza pensieri. Per concludere si cibò dei prodotti del loro incontro, con il fare di un sommelier, toccando, annusando ed assaporando con cura. Soddisfatti i suoi appetiti decise che fosse venuto il momento di salire di livello...